La prima Vs. l’ultima volta

Da leggere ascoltando Jamie Cullum – Lover, you should’ve come over

Mi fa incazzare tantissimo il fatto che possiamo riconoscere facilmente una “prima volta”, ma non sappiamo mai quando stiamo effettivamente affrontando “un’ultima volta”. Voglio dire, quando ti trovi di fronte ad una situazione che non hai mai vissuto, te ne accorgi subito, rivivi l’emozione e lo stupore che avevi da neonato quando facevi praticamente qualunque cosa: il primo passo, la prima parola, il primo boccone, il primo pianto, il primo sorriso, il primo abbraccio. Te lo ricordi il gusto di scoprire per la prima volta che sapore ha l’acqua? Che emozione ti suscita una nota musicale? O magari il disgusto di sentire per la prima volta l’odore della cacca? Sono tutte cose così semplici, quotidiane, ma sembrano così incredibili quando siamo minuscoli (si lo so, io sono rimasta minuscola!). E ancora oggi, quando viviamo per la prima volta qualcosa, riusciamo a tirare fuori quello stupore ed emozione vissuti quando eravamo sdentati: il primo bicchiere di whisky, la tua prima casa acquistata, la prima volta che ti senti amata davvero. Ma non è così con le ultime volte. E forse è proprio per questo che sono sempre più dolorose, il loro accadere così inaspettato, ci lascia sempre un senso di nostalgia e delusione, che non capiremo mai, neanche quando saremo di nuovo sdentati, dopo aver vissuto una vita intera, neanche allora, avremo la maturità per comprendere gli addii che viviamo nei confronti di certe situazioni: l’ultima volta che vedi un tuo parente, l’ultimo bacio di un fidanzato che non rivedrai più, l’ultimo spettacolo di danza che danzerai, l’ultima volta che assaggerai un cibo di cui diventerai intollerante.

Ed è con questa tensione che si instaura tra una prima e un’ultima volta, che ti ritrovi a vivere tutta la vita: con la consapevolezza, che per ogni prima cosa bella che stai per sperimentare, c’è una, un’ultima, ultimissima situazione, persona o cosa che non vivrai mai più.
Solo che ancora non lo sai.

Ho lasciato scuole e posti senza nemmeno sapere che li stavo lasciando. È una cosa che odio. Che l’addio sia triste o brutto non me ne importa niente, ma quando lascio un posto mi piace saperlo, che lo sto lasciando. Se no, ti senti ancora peggio. J. D. Salinger

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