Il mio biglietto per il nord

Da leggere ascoltando Fanfarlo – A Distance

Io oggi faccio la valigia e me ne vado.
Prendo quel biglietto aereo che conservo da sempre, le infradito e il mio libro preferito e ti saluto. E’ da un po’ che me lo sentivo. Ad essere sincera, negli ultimi due anni, te l’ho menata tantissimo con la mia tarantella del “lascio Milano, no resto, no lascio Milano, no dai resto” che capisco benissimo se ora tu mi rispondi “fai un po’ come cavolo vuoi”. Però a sto giro vado. C’ho la valigia pronta tipo le partorienti. L’ho preparata il primo giorno in cui sono arrivata qui, pensando come fanno certi serial killer, che avrei dovuto tenere una via di fuga a disposizione, per svignarmela quando la situazione si faceva scomoda. E mi sa che ci siamo.
Ho comprato uno di quei biglietti aperti, che decidi tu quando partire.
Tanto la meta l’ho sempre conosciuta.
Il nord mi aspetta.
Da tempo, ormai.
Mi fa strano lasciare tutto e tutti un po’ così. Senza fare una grande festa, senza passare a salutare tutti gli amici e i parenti. Senza neanche svuotare la cassettiera che ho rimpinzato di puttanate a lavoro, in tre anni. Mangerò le ultime cose per svuotare il frigo e staccare la corrente. Me la immagino casa mia immersa nel silenzio domani mattina all’alba, riempirsi man mano di polvere, nei mesi che verranno. Odio la polvere. Tutti i miei vinili. I miei libri. Le cose che non posso portare con me.
Quante cose si possono accumulare in 4 anni?
Poco importa. Consumerò tutta la mia pila di post-it per cercare di verbalizzare meglio il concetto di “Ciao, scusa ma io vado via e non torno più”. Scenderò le scale dei miei tre piani (senza ascensore) e butterò fuori un paio di bestemmioni quando scoprirò di aver dimenticato sulla scrivania il passaporto e dovrò ripercorrere i tre piani (sempre senza ascensore) con i miei tacchettini. Guarderò dal finestrino del mio taxi, per l’ultima volta, tutte quelle strade che per anni sono state un riferimento costante ogni volta che mi perdevo o che desideravo scappare.

E così vado. Finalmente. Con il coraggio tra i denti, i sogni nei miei pugni stretti e senza davvero nulla da perdere.

Ma quanto sarei figa se fosse tutto vero? Se stessi sul serio per partire per sempre? E’ che oggi pensavo che a volte basta solo immaginarla una cosa, per provare l’emozione e la botta allo stomaco che ti provocherebbe viverla per davvero.

Immaginare è scegliere. Jean Giono

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