Goal for me Argentina

Da leggere ascoltando “Un’estate italiana” di Giannia Nannini e Edoardo

Data l’immensa figuraccia della nazionale italiana in questo mondiale, l’unica alternativa per continuare a seguirlo senza sentirsi esclusi e distanti, é quello di tifare un’ altra squadra, credendoci fino in fondo manco fosse la tua squadra del cuore.
E dato che la mia seconda favorita era il Cile, già battuto ai rigori dalla squadra dell’oratorio aka Seleção ovvero il Brasile, per quest’attesissima finale, ho deciso di tifare Argentina. Argentina: e perché mai? Beh, dai, la Germania no, amo Berlino, la birra e quel pezzo di manzo di Hummels, ma la Germania no, sono presuntuosi, fortissimi e se proprio qualcuno deve vincere i mondiali al posto dell’Italia, allora dev’essere una squadra non europea, ecco.
Tu dirai: si-ma-però l’Argentina che vince in Brasile, che smacco…lo so. Ma c’è una ragione che cresce in me, come direbbe Anna Oxa, l’Argentina é davvero una squadra che porto nel cuore perché legata intrinsecamente alla mia infanzia.
Estate 1990, io ho dieci anni e come ogni estate, sono in vacanza a Caserta dai miei amatissimi nonni. Siamo ai tempi di Italia 90 ma soprattutto siamo ai tempi in cui Maradona é il re del Napoli, amato, venerato ed elogiato molto più di un eroe sportivo italiano. A Caserta tutti tifano Italia ma la nazionale esce in semifinale e allora tanto vale non mascherare la propria preferenza per la squadra di Diegone nostro.
Siamo alla finale, Germania-Argentina, sotto il palazzo dei nonni c’è una folla radunata al bar, fa caldo, sono tutti per strada e dato che è il 1990, non c’è il maxi schermo ma un vecchio televisore a tubo catodico appoggiato su una sedia di plastica, la gente ammassata in piedi, invade la strada così nessuna macchina può passare, ma tanto sono tutti inchiodati al tv… io sono affacciata al balcone con mia nonna, mentre mio nonno segue la partita in cucina. A me il calcio non è mai piaciuto un granché ma mi è sempre piaciuto osservare la gente e stare a guardare tutta quella folla urlare e tifare per una squadra diversa dall’Italia mi ha colpita tantissimo. La partita finì con la vittoria della Germania con tanto di drammi come solo i napoletani sanno fare. Ed è per questo che io tifo Argentina, immaginandomi a Casera, con 23 anni in meno, sul balcone insieme a mia nonna e Diegone nostro in campo.

Credo che uno dei grandi privilegi di chi fa questo mestiere sia dare felicità alla gente e lui certamente rappresenta meglio di tutti questo concetto. Allessandro Del Piero parlando di Maradona.

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