Una confezione di coerenza, in formato famiglia.

Da leggere ascoltando Sister Sledge – We Are Family

Non credo di avere le competenze e la personalità idonea a prendere una posizione sulla storia di Dolce e Gabbana, secondo i quali i figli nati in vitreo sarebbero sintetici e che andrebbero per così dire contro il concetto sacro di famiglia.Però vorrei dire un paio di cose. Mi collego ad una delle dichiarazioni di Dolce, il quale dice: “Sono gay, non posso avere un figlio. La vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate. E una di queste è la famiglia”.

Occhei. Oltre la famiglia, ci sono un fottio di cose che hanno un percorso naturale e che non vanno modificate, pronti? Parto con l’elencone:

Gli occhiali da vista, che di solito indossi per modificare la vista che naturalmente non avresti (loro mi pare siano mezzi ciecati, e allora perché non accettare questa loro condizione?)

Il colore dei capelli, da domani via tutte le tinte, le decolorazioni, gli henné e tutto quello che modifica il colore con cui nasciamo e invecchiamo.

La forma del nostro corpo, al rogo i chirurghi che aggiungono, tolgono, sistemano, tirano sù e tutte le eventuali attività che trasformano il corpo con cui siamo nati, per non parlare di quelle scarpe costosissime che mi pare vendano pure loro, con tacchi vertiginosi che farebbero sembrare altissima anche la sottoscritta.

Potreste giustamente obiettare che il termine di paragone non è corretto e che mettere sullo stesso piano la famiglia e un paio di tette rifatte non è proprio la stessa cosa e allora alzo un po’ la discussione e parlo per esempio delle protesi fisiche che può indossare per esempio chi nasce con malformazioni o chi dopo un incidente, necessita della scienza e della tecnologia per poter vivere “naturalmente”, quella medesima scienza e tecnologia che ha dato l’opportunità di creare i famosi “bambini sintetici”. Oppure parliamo delle malattie, che consumano giorno dopo giorno i pazienti, cosa bisognerebbe fare: lasciarle al loro percorso naturale? Non permettersi di modificarle?

C’è una parola che descrive molto bene tutto questo che è COERENZA e che va applicata con metodo e costanza manco fosse una crema notte anti-rughe. Se potessi, ne regalerei una confezione ai signori Dolce e Gabbana. Una confezione in formato famiglia, ovviamente.

Il legame che unisce la tua vera famiglia non è quello del sangue, ma quello del rispetto e della gioia per le reciproche vite. Di rado gli appartenenti ad una famiglia crescono sotto lo stesso tetto. Richard Bach.

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2 thoughts on “Una confezione di coerenza, in formato famiglia.

  1. io farei un po’ di distinguo, pur condividento in linea di massima il tuo pensiero.
    la scienza è una gran cosa, ma io credo che a volte anche se ne abusi.
    per esempio, Gianna Nannini che ha partorito a 50 anni una figlia senza padre.
    Io non posso non pensare che questa bimba sia stata un capriccio della cantante, che a un certo punto avesse voluto un figlio, come Giorgia, come la Pausini, come Elisa….

    non sono contraria alla fecondazione in vitro tout court, ma penso che ci vada un po’ di limitazione e di regola soprattutto per l’età (Vedi Carmen Russo e Enzo Paolo Turchi, che più che genitori potrebbero essere nonni). E poi bisogna essere in due.
    sul resto credo che ognuno debba un po’ fare come si sente. Anche se io credo che ci si debba interrogare per prima cosa sul futuro del bambino e mettersi dalla sua parte: una coppia prima di decidere di volere un figlio non dovrebbe chiedersi solo se lo potrà mantenere o se lo saprà amare, dovrebbe anche interrogarsi sulla capacità di portare questo esserino fino all’età adulta. Di farlo crescere senza che si senta diverso (e questo sia per avere due genitori nonni chè per avere due mamme o due papà)
    se poi una coppia si dà tutte le risposte e pensa di farcela, faccia pure.
    (anche se sull’età c’è poco da fare, ecco!)

  2. Ma sai, l’età è un argomento complesso: oggi si esce di casa a 30 anni, il primo vero contratto lavorativo se sei fortunato ce l’hai a 33- 35 anni, le relazioni sentimentali poi, non ne parliamo, il trend è quello di trovare stabilità emotiva intorno ai 35-40 anni, età in cui inizi a pensare di fare un figlio, a volte ci arrivi anche dopo, magari a 45. Dunque se la società che tutti noi abbiamo costruito, ti spinge a fare un figlio tardi, cosa devi fare: rinunciare? Non credo. Poi è verissimo che bisogna farsi un sacco di domande e solo dopo aver dato tutte le risposte, fare o meno la scelta di diventare una famiglia.

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