‘Ando’ vado? ovvero i miei viaggi

Le 4 C di Venezia.

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Beh, iniziamo dicendo che Venezia batte Parigi 10 a 0, umiliando la capitale francese aggiudicandosi tutte le 4 C: calore umano, cibo, cicchetti e costruzioni edilizie. Insomma Venezia è la città giusta se evitate i cuori pulsanti del turismo e scegliete di perdervi in stradine secondarie.

Non riuscirò a darvi alcun riferimento su luoghi dove mangiare o negozi dove rifarvi il guardaroba, perché anche google maps è disorientato a Venezia, quindi il consiglio, se decidete di andarci per un week end romantico, è quello di gettare cartine e guide di gustarvi la città.

Calore Umano. Parlate con le persone, con i negozianti, non vedono l’ora di darvi indicazioni, consigliarvi ottimi ristoranti e dopo avervi raccontato la loro vita, vi faranno anche lo sconto sull’oggetto acquistato. Questa è una cosa che forse vi sembrerà normale, ma in una città come Milano, una situazione del genere è abbastanza assurda.

Cibo. State lontani da Piazza San Marco e dal Ponte di Rialto. Poi per il resto buttatevi. I prezzi non sono così assurdi. Mangiate pesce, i gamberetti con il lardo sono tipici.
Io ho mangiato qui http://www.algiardinetto.it/

Cicchetti. 7 spritz in 2 giorni. Questo è il resoconto della mia mini-vacanza romantica. Se la giornata è calda (nonostante sia fine ottobre), la cosa più piacevole durante il giorno è sedersi in un chiosco e gustarsi, a qualsiasi orario, uno spritz baciati dal sole. Costo medio 2,50. Insomma a Venezia lo spritz costa meno del caffè, ho detto tutto…

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Costruzioni Edilizie. Che dire, la bellezza estetica di Venezia non è raccontabile. Io personalmente trovo curioso e folle il fatto che non ci sia un’auto e che l’unico mezzo sia la barchetta. Insomma, mi immagino svegliarmi ogni mattina, mettermi il vestitino, il mio tacchetto e salire sulla barchetta per andare a lavoro…
A parte gli scherzi, canali, ponti, case basse, tutte con terrazze straordinarie, giardini nascosti, vicoli strettissimi, locali che portano i segni dell’acqua alta, insomma, Venezia offre un fascino estetico pazzesco.

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Se dovessi cercare una parola che sostituisce “musica” potrei pensare soltanto a Venezia. (Friedrich Nietzsche)

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Berlino, ovvero: Punk Life.

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Quindi un paio di settimane fa sono andata a Berlino. Per la mia terza volta a Berlino, ho stabilito di evitare accuratamente i punti di interesse turistico e di concentrarmi su altro. Per farlo mi sono ovviamente documentata su googlesempresialodato e così mi sono fatta una lista di cose da fare/vedere che ovviamente ho tradito appena messo piede in territorio tedesco.

Ho preso una favolosa casetta a Kreuzberg, utilizzando airbnb, che è stata fondamentale per farmi innamorare della zona, da cui praticamente, sono uscita raramente.

Vi racconto una giornata trascorsa a Kreuzberg, più precisamente giovedì 14 agosto 2014. Lo dico perché magari vi capiterà di rileggere questo articolo tra 2 anni e i locali che cito saranno chiusi, ecco, non prendetevela con me, a me è successo di cercare per esempio dei mercatini vintage segnalati in qualche blog che oggi purtroppo non esistono più…

Dunque.

Innanzitutto, appena arrivo in un posto nuovo, mi piace trovare un bar in cui prendere un caffè e utilizzarlo come tappa fossa giornaliera, così da sentirmi meno turista con la mappa in mano e la macchina fotografica al collo e più autoctona con quotidiano sotto al braccio e aria sicura.
Così scelgo questo piccolo bar che si chiama D’espresso (Manteuffelstraße 100) che offre un caffè praticamente italiano a 1 euro (come ben sapete all’estero il caffè ha costi sproporzionati). E’ molto carino, mixa arredamento nordico con oggetti vintage ed è pieno di persone che leggono il quotidiano, da sole. La cameriera vi prenderà l’ordinazione al bancone e vi dirà di mettervi a sedere comodamente perché, per due espresso, ci vuole un po’ di tempo ma ricordatevi, Berlino non è Monaco, qui le persone non vanno di fretta e non hanno la smania di lavorare e correre.

La prima vera tappa consigliata è un negoziato di vinili molto ma molto ben fornito.

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Si chiama Fashion Killer (Wrangelstr.48), ve lo segnalo dopo essere entrata in altri negozi di musica, che però avevano un repertorio meno ampio e prezzi più alti di Amazon. Questo invece, offre un sacco di scelta, dal punk all’indie, dal jazz all’elettronica, dalle ultime uscite ad introvabili primi dischi.
Passateci anche un’ora, il proprietario è molto tranquillo, se ne sta sulle sue.

Se vi è venuta fame, vi suggerisco di approfittare della bontà dei kebab berlinesi, tenete conto Kreuzberg è chiamata la “piccola Istanbul” per la quantità di turchi che ci vivono, quindi è praticamente impossibile mangiare un kebab che non sia buono. Ad ogni modo, se non volete andare a naso, vi suggerisco il famosissimo Mustafa’s (Mehringdamm 32).

Mentre camminate per il quartiere, vi succederà spesso di inciampare come me, se lo fate a testa in sù per guardare le opere di street art che ricoprono il buon 70% delle case…

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Nel pomeriggio non potete non fare l’esperienza dei Photoautomat, qui una mappa di dove e come trovarli, occhio che molti purtroppo non sono più in funzione, lo capite perché dopo aver messo i 2 euro per scattare la foto, non si accende alcuna luce.

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E’ ormai una tradizione immortalare la vostra berliner experience con una foto a 4 scatti.

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Quella che ho trovato io si trova all’interno del Food Market (Eisenbahnstraße 42/43), prossima e ultima tappa che vi consiglio.

Come dice il nome, è un mercato del cibo che si tiene solo di giovedì a Kreuzberg.

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E’ un agglomerato di chioschi che offrono cibo di ogni nazionalità, ci sono anche dei ragazzi romagnoli che fanno le piadine. Potete mangiare pesce, carne, dolci, viaggiare gastronomicamente parlando, in Belgio, Francia, Tailandia o restare in Germania con degli ottimi vassoi di acciaio in cui potrete comporre verdure e carne a piacimento. E’ bello perché verso le 18 si riempie di gente fino ad arrivare verso le 22 in cui è addirittura impossibile entrare, qualora vi succedesse, vi consiglio di prendere una birra in uno dei chioschi e di stare in strada come fanno i berlinesi, semplicemente a chiacchierare.

Beh, insomma, questi sono solo piccoli suggerimenti, ma il consiglio più grande è di lasciar perdere ciò che trovate sul mio e sugli altri blog e di viaggiare perdendovi e gustandovi a sentimento, la città in cui siete.

Ogni cento metri il mondo cambia.
(Roberto Bolaño)

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Parigi, sopravvalutata.

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Da leggere ascoltando Tu Me Fais Tourner La Tête di Edith Piaf

Se sei da poco in una relazione, tra le prime 3 cose che hai voglia di fare e di condividere, c’è sicuramente un romanticissimo week end a Parigi.
Bene. Io sono riuscita per la prima volta nella storia delle mie relazioni, a farmi trascinare nella capitale dell’amore ma non è andata esattamente come speravo.

Prima di tutto perché ho dovuto lasciare nell’armadio tutti i miei deliziosi vestitini e i miei tacchettini tutti rigorosamente in pendant con le baguette. E poi perché Parigi è disseminata di una miriade di trappole anti-coppia. Tu sei lì che passeggi sulla Senna mano nella mano e zzan, incappi in un aspettato agguato antiromanticismo. Un esempio? Beh il clima: vento e pioggia torrenziale in piena primavera, ombrelli che si rompono, cartine che si squagliano e ti fanno perdere l’orientamento, fiumane di turisti e di gente di corsa che ti sballottano, senti che la tua mano e la “sua” si stanno per sganciare fino a quando la folla inghiotte il “suo” viso e tu rimani lì da sola.

Un altro esempio? una deliziosa mansarda nel cuore di Marais, il quartiere più cool, su carta, o meglio su sito, perfetto, romantico, essenziale nell’arredamento come piace a te. Essenziale si, pure troppo: 12 mq di appartamento in cui puoi entrare solo se evidentemente sei il campione mondiale a tetris. Così intimo che la porta che separa il bagno dal resto della stanza, è praticamente leggero come uno scottex a 2 veli, perciò le cose sono 2, o decidi di diventare stitica per 4 giorni o incoraggi l’altro ad ascoltare un po’ di hardcore sull’ipod a volumi adeguati, ma come dire, entrambe le opzioni ammazzano il romanticismo, non trovi?

Vogliamo parlare dei cocktail? E’ assolutamente meraviglioso sedersi in una di quelle belle brasserie o in un antico bistrot e sorseggiare amabilmente un calice di vino o un cocktail guardando la strada e la gente come un tipico parigino, già assolutamente meraviglioso se non dovessi sborsare 11 euro a bicchiere manco stessi bevendo oro colato, perciò l’alternativa è comprare bottiglie di Heineken da 66 cl dal pakistano e berle sul divano/letto della tua piccola mansarda vista muro. Romantica Parigi. Già.

Non è finita, dai. Di domenica non vuoi passeggiare dolcemente per gli Champs-Élysées? No, non vuoi, credimi: a meno che tu non voglia essere travolto da una folla impazzita capace di calpestarti pur di fare uno scatto al fottutissimo arco di trionfo. Allora tu ripieghi e decidi di andare verso l’Opera, il teatro che sogni di vedere fin da bambina, dove le più grandi etoile del balletto si sono esibite raccogliendo centinaia di rose lanciate sul palco di legno. Arrivi lì vicino, sei pronta ad entrare ed immergerti in un sogno fiabesco ed eccolo lì, il tossico di turno, pronto a rovinare tutto: potevi essere l’eroina di quei balletti e invece sei una stronza che guarda l’eroina iniettata da una siringa nel braccio di un disperato. Davanti alla scalinata principale dell’Opera. Di domenica.

Bella Parigi.
Bellissima direi.
Così bella da trasformare la lamentela più frequente di noi fidanzate “non mi porti mai a Parigi” nel più sentito ringraziamento.

Andate a Cuneo, è meglio.

“Napoli in agosto è un po’ come Parigi a maggio: ricorda Pescara in aprile”
(Alessandro Bergonzoni)

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